Non moriremo democristiani!
L’annuncio dell’abbandono di Francesco Storace da Alleanza Nazionale, seppur largamente previsto, è comunque un evento spiacevole. Sembra quasi l’abbandono di un partner che da tempo manifestava la propria insoddisfazione nei confronti dell’altro. Quando poi lo strappo si consuma in una comunità come quella di Destra, l’evento è più sofferto. Le motivazioni ufficiali parlano di malumori per la mancata convocazione di un Congresso in cui rappresentare le ragioni della Destra sociale, di un eccessivo schiacciamento di Alleanza Nazionale su posizioni centriste ed altre colpe che la Direzione del Partito avrebbe impedendo la crescita dello stesso. I soliti osservatori maliziosi (che sembrano tanto un branco di avvoltoi in cerca di una carcassa che non trovano), parlano di sgretolamento, di perdita di consenso, di diaspora, di rovina. Ci sembra un film già visto: per rancori personali si lascia la propria casa per annunciare di approntarne un’altra e vedere quanto appeal può raccogliere. Nel caso specifico, Storace annuncia la costituzione di un altro movimento più marcatamente di destra che, in ogni caso, rimane all’interno della Casa delle Libertà in simmetria con la scelta fatta dal “correntone DS” a proposito del PD. Incidenti di percorso di una nuova fase politica in cui sia a destra che a sinistra ci si attrezza per unificare i movimenti politici ed arrivare al tanto agognato bipolarismo compiuto con due grandi formazioni che si riconoscono reciprocamente e si affrontano elettoralmente: inevitabilmente qualche pezzo si perde per strada, timoroso di finire schiacciato. Per chi, come il sottoscritto, ha sempre guardato con profondo rispetto e condivisione “critica” ai valori ed ai leader della cosiddetta “Destra sociale”, questa separazione è dolorosa ma non per questo condivisibile. E non lo potrebbe essere alla luce di un assioma che è scritto nelle regole consuetudinarie della politica: chi combatte in nome di una comunità ma all’esterno della stessa ha SEMPRE torto. Chiunque abbia preso strade diverse dalla propria famiglia politica, criticandone l’operato e gli uomini che la dirigono, non riesce più a contare qualcosa nella famiglia d’origine se non attraverso la contrapposizione elettorale. Ecco le motivazioni dello scetticismo con il quale una Destra moderna deve guardare ad operazioni politiche come quella storaciana. Non è una battaglia valoriale, ma una mera questione di strategia politica: la Destra che deve incarnare Alleanza Nazionale è quella che dà risposte e soluzioni alle sfide ed ai problemi che una società globalizzata pone ed impone. E’ una Destra che deve tentare di proporre ai cittadini un modello di società basato sulla rottura dei monopoli, dei baronati in favore della competizione e della meritocrazia; una Destra che ascolta le necessità dei produttori dando loro soluzioni pratiche per la risoluzione dei problemi in modo strutturale e non una tantum; una Destra che è cosciente della necessità di aiutare le fasce deboli della società ma senza fornire sterile assistenzialismo; è una Destra che parla ai cittadini di Giustizia e Sicurezza. Questa è la Destra che si sta costruendo e la si farà, costi quel che costi. Se poi questo progetto viene visto come appiattimento centrista, vorrà dire che gli addii saranno salutari. Peccato che la battaglia sociale all’interno di AN perda un attore di prima fascia (ma solo uno, niente altro!) perché solo rimanendo all’interno della casa natìa si può contribuire ad incidere nelle scelte; come per altri casi (anche vicini a noi), chi abbandona quella casa non ci potrà più far ritorno e men che meno potrà influire su di essa. Per concludere, noi non moriremo democristiani perché degli stessi ce ne stiamo liberando come un corpo sano fa con eventuali “corpi estranei”. E’ un processo lento, ma costante e i risultati si vedranno presto: niente paura.










